Scrivere un libro a quattro mani

Scrivere un libro a quattro mani

Scrivere sta diventando la passione di tutti, spesso si scrive per tenere traccia di ricordi o semplicemente per liberare la mente e quindi con effetto quasi terapeutico. Gli psicologi sostengono che scrivere allontana la depressione ed aiuta tantissimo la gestione delle pressioni e dei pensieri che tartassano quotidianamente la nostra mente. 

Si è molto discusso del perché oggi molti scrivono e l’impressione è che purtroppo, tanti nuovi autori, o autori emergenti come si definiscono, scrivono per vendere. Il problema si situa nel fatto che ormai tantissime persone scrivono pensando di poter vendere alla stessa stregua di un King, Dick, Tamaro e così via…

Si vuole quasi farne una professione che purtroppo a lungo andare, quasi nella totalità dei casi, non porta a nulla se non ad una frustrazione interiore per il mancato raggiungimento del successo. Sono dell’opinione che bisogna scrivere per passione e proporre ad un editore qualora quel libro abbia suscitato in noi una reale emozione senza intravedere già in partenza guadagni e successo. Tanti scrittori emergenti si sono cimentati nella scrittura avendo come obiettivo principale quello di vendere ma pochi ne sono usciti vincitori. 

Partiamo prima di tutto dalla scelta dell’editore: self publishing o editore tradizionale?

Io sono sempre dell’opinione di tentare un editore tradizionale, magari una piccola casa editrice che però pubblica senza chiedere un centesimo (allontanatevi da quelle case editrici che chiedono denaro per pubblicare e che magari fanno una pubblicità spicciola, sono alla stessa stregua di truffatori) e che ha capito le potenzialità del manoscritto.

Il self publishing lo sceglierei soltanto per pubblicare un’opera di cui vorrei tenere un’edizione stampata bene e con una bella copertina e magari fare qualche copia in più per amici e parenti. Tentare la strada dell’editore è a mio avviso giusto al di là della pubblicazione e delle vendite. Pochissimi sono gli autori che nonostante vengano scelti dalle piccole case editrici riscuotono grande successo di vendite. Però è sempre una bella soddisfazione, un editore ci ha scelti perché magari l’opera è piaciuta.

Dopo questo piccolo sconfinamento è corretto ritornare però all’oggetto dell’articolo: scrivere un romanzo a quattro mani. 

Un mio recente libro – “Paternò arcana. I racconti”, edito da Algra Editore – è il risultato di un lavoro a quattro mani con l’amico Mario Cunsolo. Si tratta di tre racconti di cui due scritti singolarmente da ogni autore ed uno scritto a quattro mani. L’esperienza è stata a dir poco fantastica perché quando ci siamo visti avevamo già in mente cosa fare (cosa di non poco conto – avere le idee chiare è la cosa più importante!). Abbiamo quindi suddiviso i racconti e dopo aver completato i singoli ci siamo cimentati nella lettura. Io ho letto quello di Mario e lui il mio. Questo lavoro ci ha portati a considerare il metodo di scrittura, come ogni autore predilige focalizzarsi sull’argomento, l’utilizzo dei dialoghi e il metodo descrittivo. Ciò è servito tanto per poter finalmente approdare alla stesura del racconto che avevamo da scrivere a quattro mani. Quel giorno ci siamo seduti e con carta e penna abbiamo fatto una mappa mentale che ci è tornata utile tutte le volte che, nella stesura, capitavano momenti di vuoto. Abbiamo così messo i punti fondamentali: soggetto, luogo, tempo, personaggi – e abbiamo diviso il racconto in parti che abbiamo assegnato ad ognuno di noi a seconda delle proprie preferenze. La prima bozza era un’accozzaglia di cose, a volte anche senza senso, ma che rendeva in parte l’idea principale. Il lavoro successivo è stato quello di leggere a parti invertite e fare un “taglio e cuci” di ogni singola parte per dare un senso alla time line che avevamo previsto. Il risultato è stato un racconto che ha unito due stili narrativi diversi ma che ha suscitato tanto interesse nell’editore e successivamente nel pubblico. Abbiamo presentato il libro in tre occasioni diverse e in luoghi diversi della Sicilia e posso ritenermi soddisfatto sia delle vendite che per il pubblico presente.

Le presentazioni sono servite tantissimo per far comprendere al pubblico il lavoro a quattro mani che non è stato un semplice compito individuale e di assemblamento finale, ma un lavoro svolto in sinergia e passione. 

Con un altro mio vecchio amico, con cui abbiamo condiviso l’esperienza militare, abbiamo intrapreso un percorso simile a quello di Mario con Paternò Arcana, ma questo risulta essere più complesso e articolato. Nella precedente esperienza mi ero concentrato su un racconto, questa volta si parla di un vero e proprio romanzo a quattro mani che ci ha tenuti impegnati da mesi e che sta generando grande soddisfazione in noi.

Non potendo rivelare il contenuto del romanzo mi limiterò a descrivere come ci siamo cimentati nell’impresa di scrivere un romanzo a quattro mani avendo un grande limite: la presenza fisica.

Io e Salvo non abitiamo nello stesso luogo, lui si trova in Lombardia ed io in Sicilia. 

Abbiamo quindi fatto delle lunghe videochiamate per capire cosa volessimo fare e ci siamo decisi su come potevamo organizzarci. 

L’ausilio informatico è stato preziosissimo, senza di esso tante cose non si sarebbero potute fare con rapidità.

Prima di tutto perché abbiamo creato una cartella condivisa in cloud dove abbiamo inserito:

  1. Il mio file
  2. Il suo file
  3. La mappa mentale e altri spunti
  4. la time line del progetto
  5. Il file definitivo

Dopo una serie di videochiamate, fatte anche in tarda serata, abbiamo partorito una mappa mentale, una time line del progetto e una serie di idee che man mano si sono affiancate al progetto principale.

Abbiamo suddiviso le parti a seconda della preferenza personale e aver condiviso tutto in cloud ci ha permesso di leggere ognuno la parte dell’altro.

Il consiglio che ci siamo dati è stato uno soltanto: scriviamo senza badare a forma, grammatica e lunghezza del testo. Consiglio a mio avviso corretto perché ci ha liberati di forzature anche perché il lavoro singolo è stato rivisto a quattr’occhi e revisionato nella forma e nella sostanza.

L’operazione di “taglio e cuci” è stata la parte più difficile, al solito si trattava di far coesistere due stili differenti, due modi diversi di narrare e di approcciare il romanzo.

Abbiamo anche avuto modo in presenza di poter approfondire meglio e di apportare le dovute modifiche generando un romanzo che a prima vista sembra molto lineare.

Cosa è stato fondamentale? 

  1. Sicuramente non essere gelosi della propria parte scritta e accettare l’eventuale taglio
  2. Avere avuto molta pazienza – sembra scontato ma non lo è assolutamente
  3. Aver preso delle pause, importanti al fine di tenere una linearità e per far sbocciare nuove idee e nuovi approcci
  4. Rispetto dell’altro. Fondamentale per un lavoro in sinergia e di coerenza.

Scrivere un romanzo a quattro mani non è come scrivere un saggio a quattro mani; il saggio, spesso è una raccolta di capitoli che fanno capo ad un solo saggista, il romanzo è un lavoro unico e coeso che ha bisogno di tanto lavoro e coordinazione reciproca.

L’esperienza ci ha permesso anche di approfondire meglio la nostra amicizia e di svelare lati che non avevamo mai preso in considerazione; questo manoscritto rimarrà, al di là dell’eventuale pubblicazione, un qualcosa che ci ha unito ancora di più e che rimarrà nella memoria nostra e di chi ci conosce, anche perché, come tutti sanno, i racconti o i romanzi portano sempre con sé qualcosa dell’autore.

 

2 risposte

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