Mentoring: oltre la formazione e verso l’evoluzione delle risorse umane.
In quest’epoca, come è stata definita, di “Great resignation” – di fuga dalle aziende, il Mentoring risulta essere una validissima strategia di retention. Il Mentoring è una cosa seria, non un’attività pubblicitaria e di employer branding! Farlo bene è una grande responsabilità delle aziende che decidono di implementarlo.
Il mercato attuale del lavoro è caratterizzato da un periodo di forte incertezza dove spesso le capacità del singolo vengono fraintese e confuse da non professionisti mascherati da professionisti e da manager che hanno un ruolo perchè serve strategicamente. La capacità di generare una perfetta sintesi tra esperienza, innovazione e leadership è la formula vincente per le aziende che puntano all’eccellenza.
Il Mentoring non è soltanto un passaggio di consegne, a volte tecnico, a volte di cultura aziendale, ma è un processo articolato e profondo in cui vi è un trasferimento studiato e sapientemente curato di cultura, resilienza, leadership ed identità professionale.
Le basi di ciò che oggi trattiamo come “mentoring” risiedono nella psicologia dello sviluppo da un lato e nella psicologia del lavoro dall’altro. E’ il risultato degli studi di Erickson sulla generatività dove il mentore passando il testimone al giovane che apprende, aumenta il senso di engagement sviluppando un senso di responsabilità. L’altra teoria è quella dell’apprendimento sociale di Bandura in cui viene utilizzato il modeling: il mentore non solo insegna come fare ma anche come essere, trasmettendo valori, comportamenti e atteggiamenti attivando strategie di coping. Tutto questo non si apprende da manuali ma dalle sole persone che trasmettono: i mentor.
Vi sono casi di eccellenza nel panorama internazionale, tra questi abbiamo Google con il famoso progetto Googler to Googler, dove vengono abbattute le barriere della gerarchia. Si basa su una democratizzazione del sapere che è il nocciolo principale di tutta la formazione in Google; infatti, l’80% di tutta la formazione avviene attraverso il Googler to Googler, evitando la formazione svolta da aziende esterne ed affidandosi ai volontari interni dell’azienda. Questi volontari offrono la propria disponibilità e vengono “formati su come formare” acquisendo tecniche di formazione e nuovi spunti per sé stessi. La formula funziona perchè un interno conosce l’azienda e sa come meglio declinare tutto ad un nuovo arrivato. Viene presa in grande considerazione anche la cultura dell’errore e quindi della sicurezza psicologica di cui ho parlato in vari recenti articoli.
Avviare un piano di mentoring non è facile e non si mette su in una settimana, l’attività è solitamente presa in mano da professionisti del settore, spesso psicologi del lavoro o coach aziendali con esperienza che analizzano il contesto e gli obiettivi da raggiungere.
